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Quando leggiamo il valore di
coppia erogato da un motore non facciamo altro che apprezzare il
valore medio espresso dal motore a quel dato numero di giri. Questo
avviene perchè il motore, nelle sue fasi di funzionamento, produce
energia (e quindi coppia) solo nella fase di scoppio. Le atre fasi
(aspirazione, compressione e scarico), così delle "passive",
viceversa assorbono energia. Per regolarizzare opportunamente il
funzionamento del motore, e quindi fare in modo che parte della
coppia prodotta in fase di scoppio sia restituita all'albero motore
durante le fasi passive, occorre quindi avere a disposizione un
accumulatore di energia. Un modo pratico, economico e tutto sommato
di semplice realizzazione consiste nel montare in asse all'albero
motore un volano.
Sostanzialmente il volano
accumula energia durante la fase di scoppio e la restituisce, grazie
all'inerzia data dal suo peso spostato dalla spinta della fase di
scoppio stessa. Questo avviene perchè già in fase progettuale
l'inerzia del moto prodotta dall'insieme di albero
motore/bielle/pistoni viene volutamente tenuta con un valore basso,
in modo che le dimensioni delle spalle dell'albero motore non siano
eccessive e non vincolino il progettista nella scelta delle misure
caratteristiche (corsa ed alesaggio) del motore. L'applicazione di
un volano permette quindi di andare ad aumentare la massa
dell'albero motore senza andare ad incidere sulle dimensioni
dell'albero motore stesso. |
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Inoltre, il volano, avendo una forma circolare e regolare, limita di
molto i problemi di dimensionamento dell'albero motore e non offre
particolari resistenze di attrito con l'olio nel basamento rispetto
ad un solido dalla forma complessa come le spalle dell'albero
motore.
E' ora opportuno chiarire il
concetto di "inerzia" (del volano e/o dell'albero motore) sopra
appena accennati. Appare evidente che in un corpo in rotazione, ai
fini dell'inerzia, è fondamentale quello che è chiamato il suo
"momento d'inerzia", convenzionalmente indicato con “I”
e che è dato dalla somma ideale di ciascuna massa elementare che
compone il corpo in rotazione, moltiplicata per il quadrato della
sua distanza dall'asse di rotazione. Un esempio pratico: mettiamo di
avere un corpo in rotazione costituito da un'unica massa “a”
posta a distanza “d” dall'asse
di rotazione, avremo che il suo momento d'inerzia è:
volendo complicarsi la vita, ma restando attinenti
al nostro campo bicilindrico Ducati, mettiamo il caso che le due
spalle dell'albero motore ed il volano siano tre distinte masse
diverse fra loro, tutte poste a distanze differenti dall'asse di
rotazione, avremo quindi:
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Badate bene che la formula
sopra esposta, vale solo nel caso di masse "puntiformi"... nel caso
si abbia a che fare - come nella realtà d'altronde - con masse di
tipo continuo proprio come lo sono le spalle degli alberi motore o
meglio ancora il volano, non avremo una somma di singoli valori
finiti ma bensì una somma di valori infiniti, meglio definita con il
nomignolo matematico di "integrale"... all'atto pratico, ci
interessa veramente poco. Questo perchè in ambito motoristico il
valore di cui si tiene conto nello sviluppo di un volano è il
PD2, ovverosia il prodotto del
suo peso per il quadrato del suo diametro. Da considerare, comunque,
che sia il momento d'inerzia che il PD2 sono legati fra loro in
quanto il "peso" si ottiene moltiplicando la massa per
l'accelerazione di gravità, mentre il diametro è il doppio del
raggio.A voler essere ancora più precisi, c'è da dire che sia "I"
che il "PD2" sebbene esemplificativi di quanto si stà trattando,
sono generici e da considerarsi nel caso si parli di volani
aventi una forma cilindrica regolare. Nello specifico, si può
notare invece di come la forma dei volani sia molto più
complessa e che la massa varia sostanzialmente lungo il suo
raggio, dall'interno verso l'esterno. Il disegno qui a fianco
mostra una sezione semplificata di un volano normalmente
utilizzato sulle nostre bicilindriche. Per ottenere un calcolo
corretto, sempre senza avventurarsi in dimostrazioni matematiche
e fisiche, basti sapere che si deve prendere in considerazione
il baricentro geometrico - G1 e
G2 - di ogni area di cui è composta la
sezione trasversale del volano e quindi le effettive distanze
fra il baricentro geometrico e l'asse di rotazione - d1
e d2 -. Per cui avremo che sommando
i vari PD2 trovati otterremo l'inerzia totale. Prendete il tutto
così, come se fosse solo una semplice infarinatura a quello che
è un discorso molto più complesso e nel quale ci si impegnano
fior di ingegneri!! |
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Analizzando le formule del momento d'inerzia, come del PD2, appare
evidente che un volano per essere efficace deve avere la massa il
più possibile distante dall'asse di rotazione. Questa peculiarità,
unita ai vincoli progettuali e di ingombro del motore, và ad
incidere fondamentalmente sulla massa e forma che avrà un volano in
funzione dell'utilizzo cui è destinato il motore. Chiaramente un
motore destinato alla guida in souplesse o turistica avrà un volano
con un valore PD2 superiore a quello di un motore da competizione.
Questo perchè un valore PD2 superiore garantisce un superiore
accumulo/restituzione di energia e quindi una maggiore regolarità di
funzionamento ai bassi e medi regimi. Un motore da competizione,
avendo un PD2 inferiore sarà più scorbutico da accellerare ai bassi
regimi ma più libero di girare ai regimi medi ed alti, aumentandone
quindi le prestazioni in gara nelle fasi di accellerazione, ripresa
e decelerazione. Da notare che nei motori da competizione la carenza
di DP2 viene sopperita dalla velocità di rotazione cui è normalmente
soggetto a lavorare il motore. Tutto entro certi limiti comunque!! |
Il dimensionamento del volano originale è un compromesso, studiato e
verificato, fra quanto riesce ad assorbire come energia nei momenti
di accelerazione e quanto riesce a ridare. Il risultato di questo
studio lo abbiamo sotto gli occhi ogni volta che accendiamo la
nostra moto ed il motore di questa gira al regime del minimo in modo
regolare, o quando specie con una marcia alta diamo gas in ripresa
ed il motore riprende in modo regolare. Al di là delle mappature,
configurazioni fluidodinamiche del motore, ecc., molto del merito
della così detta rotondità di funzionamento è data dalla presenza
del volano di un TOT peso.
Premettendo che una analisi quantitativa delle variazioni che si
ottengono sono diverse da motore a motore e da configurazione a
configurazione e quindi verificabili di volta in volta con delle
prove empiriche, chiaramente variando il peso di questo componente,
si possono ottenere diversi vantaggi e svantaggi rispetto ad una
configurazione standard, andando quindi a cambiare sostanzialmente
il carattere del motore.
Prendiamo ad esempio un confronto fra il motore della Ducati ST2 ed
un motore 900ie.. Ebbene, nonostante il motore ST2 abbia sulla carta
una manciata di cavalli in più, più coppia, cilindrata di 944 cc. ed
alberi a cammes con una fase più spinta, all'atto pratico risulta
nettamente più tranquillo a prendere giri e piatto di erogazione
rispetto al motore 900ie. Quest'ultimo, d'altro canto, è più
scorbutico ai bassi regimi e meno progressivo. Chiaramente stò
parlando di un confronto escusivamente fra i due motori, ipotizzando
fossero applicati a due moto aventi lo stesso peso e
caratteristiche. Ebbene, il maggior imputato di questa differenza è
proprio il volano, che sulla ST2 è un vero e proprio macigno da
quasi 2,5 chili!!
Quindi, una variazione del momento d'inerzia, ottenuto o modificando
il dimensionamento del volano originale o variando il materiale in
cui è costruito (o entrambe le cose insieme) può avere due effetti:
- minore momento d'inerzia (volano più leggero): motore più pronto a
prendere i giri ma più irregolare ai bassi regimi e tendente a
murare agli alti, oltre il regime di potenza massima;
- maggiore momento d'inerzia (volano più pesante): motore più pigro
a prendere giri ma più regolare ai bassi regimi e meno brusco nel
"finire" oltre il regime di potenza massima.
Altro discorso, che apparrà evidente affrontare è il dilemma del
freno motore...
Partiamo da un concetto di base: il freno motore è dato, a gas
chiuso, dal trascinamento che ha il motore di tutti i "parassiti"
che in fase di rilascio assorbono energia. Parlo quindi della ruota
posteriore, ingranaggi del cambio, moto dei pistoni e -
prioritariamente - compressione in camera di scoppio senza che in
questa venga prodotta energia.
Un volano pesante, che quindi restituisce maggiore energia al
motore, si avrà meno freno motore. Un esempio pratico ed
estremamente esemplificativo: il motore in rilascio assorbe 10 Nm ogni giro che compie. Il volano riesce a restituire
6 Nm. A
conti fatti il motore assorbe 4 Nm ad ogni giro che compie.
Un volano leggero, che quindi restituisce minore energia al motore,
si avrà più freno motore. Un esempio pratico ed estremamente
esemplificativo: il motore in rilascio assorbe 10 Nm ogni giro
che compie. Il volano riesce a restituirne 4. A conti fatti il
motore assorbe 6 Nm ad ogni giro che compie.
Praticamente il volano più pesante ha un effetto di trascinamento,
dato dal maggior valore PD2 (o momento di inerzia, che dir si
voglia) sul motore che lo aiuta in fase
di rilascio, contrariamente ad un volano più leggero.
Può apparire curioso che invece si ha un effetto differente nel caso
che in rilascio si scali una marcia. Ebbene, proprio a causa del
minore momento di inerzia di un volano più leggero, l'effetto del
trascinamento dei "parassiti" sull'albero motore sarà meno
influenzato proprio dal minore peso del volano, e quindi il motore
avrà meno impedimento ad essere accelerato passivamente da questi,
causando quindi la sensazione che si abbia meno freno motore...
paradossalmente, la causa è proprio nella facilità che ha l'albero
motore ad essere accelerato a dare questa sensazione!!!! |
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La strada più battuta nella
modifica del volano è la sua sostituzione con uno avente le stesse
dimensioni dell'originale ma ricavato da materiale differente,
solitamente lega leggera.Il limite maggiore di queste realizzazioni
è la "morbidezza" del materiale di costruzione che, ad intervalli
regolari (indicativamente 10.000 km per utilizzo stradale e 5.000
per utilizzo pistaiolo), obbliga a verificare il serraggio del dado
di ritegno. La lega leggera infatti con l'utilizzo e la pressione
data dal dado di ritegno, tende a sfibrarsi e deformarsi perdendo il
suo dimensionamento proprio nell'area più sollecitata e delicata: il
calettamento sull'albero motore. Solitamente questo tipo di volani
non danno problemi si minimo irregolare e garantiscono risultati
tangibili in termini di rapidità al prendere giri facendo perdere
linearità di erogazione solo ai bassi regimi. |

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Una versione più estrema
della versione già vista sono o volani in lega leggera modificati
anche nelle dimensioni (a volte anche con forme differenti) rispetto
agli originali. Ne sono un esempio i volani della americana Nochols.
Oltre ad essere soggetti alle stesse problematiche date dai volani
"standard" in lega leggera, la loro estrema leggerezza permette al
motore di favorire una guida estremamente sportiva, dove il problema
di una certa ruvidità ai bassi regimi viene spesso trascurata dal
pilota. |
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Quella che a mio parere è
una soluzione affidabile ed economica è la modifica del volano
originale, andando a tornirlo sulla parte esterna in modo da
diminuire il valore DP2. Il rovescio della medaglia è che per
fare un lavoro fatto bene ci si deve affidare a misure ricavate
empiricamente da preparatori o coraggiosi spippolatori fai-da-te. Se
ben fatto si ha un risultato analogo a quello ottenibile montando un
volano in lega leggera, ma senza la problematica della verifica del
serraggio del dado di ritegno. da notare che, essendo un monolite di
acciaio di forma regolare, è possibile alleggerirlo senza dover poi
ribilanciarlo dinamicamente. Assolutamente da evitare gli
alleggerimenti nella zona prossima al centro del volano, per evitare
di assottigliare e/o indebolire una zona estremamente sollecitata. |
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Solo per fare un esempio e
rendersi conto del discorso affrontato poco sopra, questa immagine
illustra un volano di un motore Testastretta RS, utilizzato sulle
moto ufficiali e private che partecipano ai vari campionati SBK. Si
può notare che è veramente ridotto ai minimi termini, tanto da
diventare un semplice supporto e distanziale per il gruppo
alternatore!! Montare un volano simile su un motore stradale o
utilizzato a livello amatoriale in pista, implica più problemi che
altro. Basti pensare che con un volano del genere, il regime del
minimo deve essere molto alto (anche oltre i 2.000 giri/') non solo
per riuscire a dare all'albero motore sufficiente inerzia dal regime
di rotazione, ma anche per evitare che eccessive vibrazioni e
contraccolpi di un minimo irregolare danneggino cuscinetti e
bronzine di banco. |
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